Si suda, governo immorale
scritto da ManuLele81 il venerdì, 17 luglio 2009 ,17/07/2009 17:58
Droga a parte, e nelle varie inchieste partite da Bari questo elemento non è provato, e musica napoletana a parte (e in un paese civile Mariano Apicella sarebbe un reato in quanto tale), il sesso di per sè non sarebbe niente più che un'immoralità.
Se però questo sesso, ed è ciò che i magistrati provano a capire, è una merce di scambio fornita da un trafficone come Giampaolo Tarantini - titolare di una società di forniture ospedaliere a nome Tecno Hospital - per ungere le ruote che fanno arricchire la propria società, allora il discorso è ben diverso. Perchè se ognuno dei propri orifizi fa ciò che vuole, come c'insegna il caso Lewinski-Clinton, quegli orifizi non possono far arricchire nè fungere da tangente chicchessia. Tantomeno questo Tarantini, più volte indagato per feste a base di cocaina e poi per un giro di escort diventato presto una compravendita di favori economico-politici: e infatti le due principali sospettate di fare funzione di escort per il premier, Patrizia D'Addario e Barbara Montereale, sono state candidate in liste civiche legate al PDL per (come da esplicite dichiarazioni della D'Addario) "risistemare un residence" a cui tenevano, specie la prima.
Che poi queste due non abbiano preso un voto, non si siano tirate indietro di fronte alle interviste (la bionda più rancorosa, la mora più docile e riverente verso il presidente) e che soprattutto abbiano ricevuto
minacce, aggressioni, furti e vandalismi vari dopo le dichiarazioni, è un'altra storia. Che non conoscete, e che non potrete mai conoscere per intero, visto che le fonti vengono bloccate alla radice, per quanto possibile, e non riescono ad arrivare ai giornali (eccetto La Repubblica, che ha cominciato ad approfondire il lavoro de Il corriere della sera) o ai telegiornali, che sembrano bollettini del governo, specie il littorio TG1, a esclusione di TG3, tenuto d'occhio dai vari comitati compiacenti, o La7, che però vedono in 10 si e no. E mi ha fatto riflettere un articolo di Tommaso Labranca (Film Tv n.26) in cui diceva del modo in cui lo stesso premier ne è uscito: un vincente, in poche parole. Appena placatosi, volente o nolente, il ciclone in mezzo al cui occhio il cavaliere si è trovato e che ha fatto finire con estrema intelligenza (le foto scattate a Villa Certosa e fatte bloccare paiono politicamente clamorose), si è trovato corroborato, altro che le dimissioni cantate dall'Inghilterra.
Adesso la sua figura è quella di un 70enne gagliardo e tosto, che se la diverte alla faccia di tutti, che scopa ripetutamente con donne giovani e compiacenti e ne dispone i destini, per poi andare a Piazza San Pietro ad adulare le famiglie per poi andare all'Aquila e regnare su altri sette grandi del mondo.
Potente, virile (e chi ha un pò di sale in zucca e informazioni sa che il cancro alla prostata non è propriamente un Viagra), simpatico, dice cazzate, ma sa far quadrare i conti - come afferma presentando il DPF e i suoi punti - ladro e corruttore, ma capace di far mangiare con lui i suoi sottoposti. Grato e riconoscente. Un figlio di puttana che t'incanta. Di quelli che all'Italia media son sempre piaciuti alla follia, vedasi i film di Alberto Sordi, dei fratelli Vanzina. vedasi Benito Mussolini.
Ce lo meritiamo Silvio Berlusconi.
E dall'altra parte che fanno?
Alla prossima...
categoria: pensieri, politica, riflessioni, tv , persone
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Torno, che sto blog aspiett' a mme...
Vi siete accorti che sono cominciate le olimpiadi? Perchè potreste decidere di fregarvene altamente oppure fingere di non vederle per protestare contro gli abusi cinesi in Tibet. a sarebbe più onesto da parte vostra ammettere che non ve ne frega nulla; mentre a me me ne frega molto. Perchè mi piace guardare lo sport, quasi quanto mi indispone il praticarlo; ma soprattutto perchè mi attrae irreferenabilmente il concetto di evento, di manifestazione, di abnorme circo mediatico e non che fa sì che io debba sapere cosa accade, per poterne parlare, per potervi rifletterci.
quasi pionieristica dell'alba, vista dalle finestre della mia stanza, illuminata da un televisore che dalle 14 alle 6 del mattino trasmetteva le gesta olimpiche; erano le 8 del mattino quando esultai per l'oro di Yuri Chechi, con mia madre che provava a restare sveglia al mio fianco e mio padre da poco uscito per il lavoro; era la sera del 18 Luglio quando, alla delusione di un compleanno in cui due soli degli invitati si erano presentati, la ciliegina sulla marcia torta fu la sconfitta in finale della nazionale di pallavolo, al tie-break, contro l'Olanda. Era la nazionale di Julio Velasco, e non me ne perdevo una partita.
Il ricordo di quelle due settimane me lo porterò sempre dietro, e mi terrà compagnia, quando a un certo punto della mia vita - che pare arrivi inevitabilmente - non proverò più alcun trasporto verso lo sport. Cosa che mi pare stia accadendo già in questi ultimi anni: in fase adolescenziale, quando donne, lavoro e passioni varie erano un miraggio e gli ormoni in qualche modo andavano sfogati, seguivo con ansia e rapimento le partite della Juve, ne archiviavo i risultati, mi ricordavo (e in realtà mi ricordo ancora) risultati, marcatori e circostanze. Ora seguo, urlo ed esulto, ma gli anni di vita preferisco non lasciarceli. E infatti dei Giochi di Sidney del 2000, ricordo poco, in particolare una passeggiata dalle parti della mia vecchia scuola media, con la radio che raccontavia via auricolari le cronache delle gare, inframezzandole con musica: e lì ascoltai per la prima volta l'incredibile brano di Tricarico, quello di puttana la maestra. Del 2004 ricordo ancora meno, praticamente nulla, se non qualche risultato sportivo.
Purtroppo e per fortuna.
Prossimamente, su questi pixel:
E se vi dicessi che mi è tornata voglia di scrivere? Che i dolori e soprattutto le gioie degli ultimi mesi hanno fatto spuntare una nuova tensione? Che sia prosa o semplice racconto di me e di fette di vita (ma aveva ragione Hitch, molto meglio le fette di torta). Voglio scrivere. In realtà vorrei scrivere racconti, romanzi, copioni. Per ora potrei accontentarmi.
Sonno.
L' iPod è come il cappello magico di Harry Potter, quello che a Hogwarts s'infila sulle teste degli alunni e sa esattamente dove indirizzarli. Entra loro semplicemente nella mente, e a 11 anni chi cazzo vuoi che se ne accorga. Stupratore di un cappello!
muri, ti fa breccia nella mente, e in fondo viene a dirti cosa vuoi sentire. E ci riesce. E indovina. Pensi alla canzone che vorresti sentire, immagini come sarebbe cominciare la giornata, desideri un brano per chiudere gli occhi in metro. E lui con un margine di tempo di pochi secondi te lo serve. Pensai che volevo scatenarmi, in mezzo a Piazza di Spagna con You can't stop the beat: e non arrivo a girare l'angolo con Via della Vite per sentirla. E non è l'unico caso: ho molte prove, come ne ho per dimostrare che Renato Zero (toccoferrotoccoferrotoccoferro) porta molta sfiga.
E poi è partita Fix you: non so perchè, ma quella canzone l'ho sempre associata al funerale di mia madre. L'atmosfera, il testo, l'organo. L'andamento solitario, triste, e bisognoso di andare avanti. E mentre camminavo il cortile di casa, è apparso una specie di video nella mia mente: non le immagini, e i ricordi di quell'Halloween diverso e più triste, ma una sequenza filmata su quella canzone. Il carrello avanti lungo la navata centrale di Don Bosco, il mio braccio attorno alle spalle di papà, la mano di Selma sulla mia, la panoramica delle tante persone che la salutavano. E la bara portata via. Io che mi fermo a trattenere le calme lacrime.
motivo fondamentale dell'assenza. Non è forse ancora tempo per esorcizzare tramite scrittura, e non credo sia il caso di "spettacolarizzare". Ma forse mi aprirò di più.
Mica è sempre facile scrivere. In generale. E non è più l'esercizio stimolante che era un tempo, forse, scrivere sul non sapere-volere-potere scrivere. Se fossi Fellini, Allen o Kitano ne avrei fatto un'arte ma da GrouchoRomano posso farne un fagotto e buttare al fiume.
saperlo. Ed è un'adorabile rompipalle. E chi la conosce già lo sa. Ci siamo conosciuti all'anteprima di Death of a president, quando assieme abbiamo atteso la conferenza stampa e lei voleva che una sua domanda la facessi io, come se si vergognasse. Anzi, penso proprio si vergognasse.
corteggia ad un tempo. Della sua attrazione diffidente verso il sesso, della paura della volgarità, che invece è vita vissuta, è la carne pulsante di un corpo che vuole crescere. Assieme alla mente. Della sua idea di sensualità, così castigata e ideale, così dipinta di acquerelli che lottano, disperati e ironici, per diventare realtà. Delle sue sìfugaci storie, ovviamente sbagliate - come da tradizione - con registi, e sottoboschi vari. Ma anche del suo mondo vagamente casto e castigato. Puritano nel senso migliore del termine, quello che sa aprirsi ai sensi, ma che al tempo senso fremo come di senso di colpa inconscio, mascherato da ironia.
quel modo insopportabile e fantastico di chiedere, di pretendere senza farlo, di sentirsi offesa e giocare su sensi di colpa che diventano un gioco. Eppure in tutto questo, restare chiusa in sè, aperta al mondo, a regalare le proprie parole e idee, ma a tenersele dentro quelle che reputa più forti e importanti. A custodire i sentimenti, dandoli con una parsimonia facile da scambiare per ritrosia. non mi hai detto nulla di evidente o compromettente. Ma capisci che ti vuole bene o tiene a te solo per il modo ti restarti attaccata con le parole e con la presenza fisica. Discreta e ingombrante a un tempo. E la somma di due contrari, come ogni donna che si rispetti.
Mi va di scrivere? No.
ferma, non è attratta da alcun nord se non quello di un letto azzurro e disfatto. Domani si ricomincia a lavorare senza portofoglio. Me l'hanno rubato, anche se pare essere in tasca. Giro in tondo su me stesso. Ho le vertigini, e infatti non riesco mai pettinarmi per bene. Per questo perdo i capelli, tanto non mi servono.
Si stalla. Si soffre. Si aspetta. Si pena.
parole si spingono in luoghi dove il corpo non può, non sa, non vuole arrivare. Per motivi francamente impossibili da credere. Adolescenti di 22 anni. Nulla di male, ma viene da riflettere su come possano essere negativi i valori tradizionali come la famiglia e l'amore.
Voglio chiarezza, e l'avrò. Non ho fatto altro - nel bene o nel male - in questo rappoprto che essere diretto e sincero. Di certo, fin troppo. Ho francamente le gonadi stracolme di giochi, veli dello sguardo e del cuore, indovinelli sentimentali in cui non esiste la risposta esatta. Aspettare, sì, se ne vale la pena. Ma serve qualcosa da aspettare, il premio in cima all'albero e in fondo all'arcobaleno. Correre, sudare e soffrire per frasi come "Lo desideravo quel bacio, ma non so se da te!" o peggio "Ma perchè mi vuoi bene? Io te ne voglio uno diverso...".



