Si suda, governo immorale

scritto da ManuLele81 il venerdì, 17 luglio 2009,17/07/2009 17:58

Se io avessi un minimo di tempismo, puntualità e cose che denotano la professionalità di uno che si vorrebbe spacciare per "giornalista", già da giorni avrai parlato di argomenti magari non fondamentali, ma importanti, come il fatto che il premier ospita nel proprio palazzo romano e nella propria residenza privata in Sardegna festini a base di sesso, droga e musica napoletana.

Droga a parte, e nelle varie inchieste partite da Bari questo elemento non è provato, e musica napoletana a parte (e in un paese civile Mariano Apicella sarebbe un reato in quanto tale), il sesso di per sè non sarebbe niente più che un'immoralità.

Se però questo sesso, ed è ciò che i magistrati provano a capire, è una merce di scambio fornita da un trafficone come Giampaolo Tarantini - titolare di una società di forniture ospedaliere a nome Tecno Hospital - per ungere le ruote che fanno arricchire la propria società, allora il discorso è ben diverso. Perchè se ognuno dei propri orifizi fa ciò che vuole, come c'insegna il caso Lewinski-Clinton, quegli orifizi non possono far arricchire nè fungere da tangente chicchessia. Tantomeno questo Tarantini, più volte indagato per feste a base di cocaina e poi per un giro di escort diventato presto una compravendita di favori economico-politici: e infatti le due principali sospettate di fare funzione di escort per il premier, Patrizia D'Addario e Barbara Montereale, sono state candidate in liste civiche legate al PDL per (come da esplicite dichiarazioni della D'Addario) "risistemare un residence" a cui tenevano, specie la prima.

Che poi queste due non abbiano preso un voto, non si siano tirate indietro di fronte alle interviste (la bionda più rancorosa, la mora più docile e riverente verso il presidente) e che soprattutto abbiano ricevuto

minacce, aggressioni, furti e vandalismi vari dopo le dichiarazioni, è un'altra storia. Che non conoscete, e che non potrete mai conoscere per intero, visto che le fonti vengono bloccate alla radice, per quanto possibile, e non riescono ad arrivare ai giornali (eccetto La Repubblica, che ha cominciato ad approfondire il lavoro de Il corriere della sera) o ai telegiornali, che sembrano bollettini del governo, specie il littorio TG1, a esclusione di TG3, tenuto d'occhio dai vari comitati compiacenti, o La7, che però vedono in 10 si e no. E mi ha fatto riflettere un articolo di Tommaso Labranca (Film Tv n.26) in cui diceva del modo in cui lo stesso premier ne è uscito: un vincente, in poche parole. Appena placatosi, volente o nolente, il ciclone in mezzo al cui occhio il cavaliere si è trovato e che ha fatto finire con estrema intelligenza (le foto scattate a Villa Certosa e fatte bloccare paiono politicamente clamorose), si è trovato corroborato, altro che le dimissioni cantate dall'Inghilterra.

Adesso la sua figura è quella di un 70enne gagliardo e tosto, che se la diverte alla faccia di tutti, che scopa ripetutamente con donne giovani e compiacenti e ne dispone i destini, per poi andare a Piazza San Pietro ad adulare le famiglie per poi andare all'Aquila e regnare su altri sette grandi del mondo.

Potente, virile (e chi ha un pò di sale in zucca e informazioni sa che il cancro alla prostata non è propriamente un Viagra), simpatico, dice cazzate, ma sa far quadrare i conti - come afferma presentando il DPF e i suoi punti - ladro e corruttore, ma capace di far mangiare con lui i suoi sottoposti. Grato e riconoscente. Un figlio di puttana che t'incanta. Di quelli che all'Italia media son sempre piaciuti alla follia, vedasi i film di Alberto Sordi, dei fratelli Vanzina. vedasi Benito Mussolini.

Ce lo meritiamo Silvio Berlusconi.


E dall'altra parte che fanno?

Alla prossima...

Digitale (extra)terrestre

scritto da ManuLele81 il mercoledì, 17 giugno 2009,17/06/2009 08:36
Torno, che sto blog aspiett' a mme...



Manco da molto tempo; avevo già deciso più di un mese fa di riesumare questo blog, cambiandogli direzione e usando anche il magico diffusore di Facebook per attirare adoranti folle. Ma Internet ha deciso di tradirmi, perdendo la connessione per quasi un mese. Ora sono di nuovo connesso, devo riabituarmi al fatto che Splinder non ti cambia automaticamente le maiuscole dopo un punto, ma sono deciso a dare una nuova svolta a questo pubblico diario.

Che non sarà più un diario, ma una sorta di sediola in mezzo a Hyde Park da dove dire ciò che mi va, ciò che penso del mondo che mi circonda, ciò che non riesco a dire con il mio lavoro (oops, apprendistato). cioè fare qualcosa tipo giornalista ed editorialista, magari provando quà e là a scavare nello scavabile.



Come qualcuno si sarà accorto, dalla scorsa notte Rai 2 e Rete 4 non sono più visibili sui normali televisori. Per poterli vedere bisogna comprare un decoder per il digitale terrestre, visto che il segnale analogico, la cara vecchia antenna, non funziona più e da novembre non trasmetterà più alcun canale. Per poter vedere i canali a cui eravamo abituati (oltre agli specifici canali del digitale) serve solamente il nuovo decoder. Costo che oscilla tra i 30 € (per i zapper, cioè i ricevitori che consentono di vedere sono i canali grauiti) e 80€ per i box interattivi che consentono anche la visione dei canali a pagamento: guarda caso, dentro questi ultimi ci sono carte prepagate Mediaset Premium per 40€ e agevolazioni per avere abbonamenti Premium a metà prezzo. E basta buttare l'occhio un pò più in là e si scopre che l'azienda che produce i box interattivi è di proprietà di un certo Paolo, fratello di un certo premier, che ha qualche interesse in quelle televisioni.

Ma non è il caso di buttarla in politica, buttiamola sull'economia: il costo di ogni decoder va inteso per televisore, a cui si possono aggiungere gli eventuali abbonamenti ed eventi a pagamento. Ora moltiplichiamo il tutto per i milioni di famiglie italiane: il risultato fatelo voi. Ma non buttiamola in polemica, buttiamola in tecnologia: il DTT è il futuro, la nuova frontiera della tecnologia e del broadcasting. O almeno dice chi questi attrezzi li costruisce, vende, sponsorizza: in tutta europa c'è già il digitale, bisogna preparare il futuro dell'interattività. Non proprio, però.

Roma, infatti, è la prima capitale europea a dotarsi di tecnologia televisiva digitale, e Rai e Mediaset sono fieri nell'affermare che l'Italia è all'avanguardia e che "l'Europa guarda con interesse al nostro processo". Forse perchè nel resto d'Europa i canali trasmessi in chiaro, col metodo analogico, si contano sulle dita della mano, al massimo di due (basti vedere in Inghilterra o negli USA, anche loro in questi giorni coinvolti dallo switch over), lasciando il resto della loro programmazione al satellite, vero alfiere della ricchezza di contenuti e dell'interattività.

Quindi, questa rivoluzione ha il solo scopo di aumentare le frequenze, anche in chiaro, disponibile e di moltiplicare un mercato pubblicitario saturato dal duopolio (per non parlare dell'aver salvato Rete 4 dall'oscuramento satellitare) e alla ricerca di finanze fresche.

Ma non buttiamola sulla dietrologia, buttiamola sulla tecnologia: migliaia di persone si sono rivolte ad antennisti e tecnici, anche sponsorizzati dai numeri verdi messi a disposzione, per farsi aiutare nel collegare il decoder alla tv e a un eventuale registratore. La semplicità dichiarata è un'illusione, se è vero che, dovendo necessariamente far passare l'antenna nel decoder non si può più vedere la tv normalmente e ce è complicato così permettere al VCR o al DVD recorder di recepire i canali. Sono quisquilie tecniche, che però coinvolgono molti dei quasi 5 milioni di utenti laziali: per non parlare del fatto che, con lo switch over di sta notte, i canali già sintonizzati sul decoder sono stati rispostati, costringendo gli utenti a una mini-odissea (che vi rimando dal sito in cui ho letto, www.ilsalvagente.it), che ha bissato quella dei finanziamenti, incentivi ecc.

L'informazione non pubblicitaria, su questo tema, è stata piuttosto carente: tanto che nessuno ha detto che chi possiede la parabola e il decoder Sky non ha bisogno di decoder digitale per vedere Rai 2 e Rete 4, visto che - a parte qualche sporadico criptaggio - i canali non saranno oscurati, a differenza di quanto fatto credere da ogni spot informativo. Certo, la Rai ha più volte minacciato di emigrare da Sky, ma la piattaforma satellitare è in trattativa per tenerla, promettendo circa un miliardo di euro alla rete pubblica, e visto che Murdoch sta pensando di trasmettere i suoi canali anche dal digitale terrestre, ecco spiegati i motivi per cui nemmeno Sky ha rivelato l'altarino del decoder, per non fare concorrenza a una tecnologia che gli interessa e a un network che non vuole danneggiare negli introiti del digitale.

D'altronde, l'unico giornale su cui ho potuto leggere questo "segreto" (se ce ne sono stati altri ditemelo e ammetterò la mia ignoranza) è stato Metro, gratuito, e il

giorno prima dello spegnimento, quando il boom di vendite di decoder era ormai avvenuto (chiunque nel weekend si è avvicinato a un negozio di elettrodomestici, se ne sarà accorto).

Tutti parti in causa, se non proprio meri complici, di una grande rivoluzione tecnologica che si rivela, se non altro, l'ennesimo adattamento a un sistema che non esiste, che forse non è mai esistito, che probabilmente è già morto.

Olimpico

scritto da ManuLele81 il domenica, 17 agosto 2008,17/08/2008 02:12
Vi siete accorti che sono cominciate le olimpiadi? Perchè potreste decidere di fregarvene altamente oppure fingere di non vederle per protestare contro gli abusi cinesi in Tibet. a sarebbe più onesto da parte vostra ammettere che non ve ne frega nulla; mentre a me me ne frega molto. Perchè mi piace guardare lo sport, quasi quanto mi indispone il praticarlo; ma soprattutto perchè mi attrae irreferenabilmente il concetto di evento, di manifestazione, di abnorme circo mediatico e non che fa sì che io debba sapere cosa accade, per poterne parlare, per potervi rifletterci.

Mi ricordo quando nel 1996, le Olimpiadi di Atlanta mi fece scoprire la bellezza quasi pionieristica dell'alba, vista dalle finestre della mia stanza, illuminata da un televisore che dalle 14 alle 6 del mattino trasmetteva le gesta olimpiche; erano le 8 del mattino quando esultai per l'oro di Yuri Chechi, con mia madre che provava a restare sveglia al mio fianco e mio padre da poco uscito per il lavoro; era la sera del 18 Luglio quando, alla delusione di un compleanno in cui due soli degli invitati si erano presentati, la ciliegina sulla marcia torta fu la sconfitta in finale della nazionale di pallavolo, al tie-break, contro l'Olanda. Era la nazionale di Julio Velasco, e non me ne perdevo una partita.

Il ricordo di quelle due settimane me lo porterò sempre dietro, e mi terrà compagnia, quando a un certo punto della mia vita - che pare arrivi inevitabilmente - non proverò più alcun trasporto verso lo sport. Cosa che mi pare stia accadendo già in questi ultimi anni: in fase adolescenziale, quando donne, lavoro e passioni varie erano un miraggio e gli ormoni in qualche modo andavano sfogati, seguivo con ansia e rapimento le partite della Juve, ne archiviavo i risultati, mi ricordavo (e in realtà mi ricordo ancora) risultati, marcatori e circostanze. Ora seguo, urlo ed esulto, ma gli anni di vita preferisco non lasciarceli. E infatti dei Giochi di Sidney del 2000, ricordo poco, in particolare una passeggiata dalle parti della mia vecchia scuola media, con la radio che raccontavia via auricolari le cronache delle gare, inframezzandole con musica: e lì ascoltai per la prima volta l'incredibile brano di Tricarico, quello di puttana la maestra. Del 2004 ricordo ancora meno, praticamente nulla, se non qualche risultato sportivo.

E riflettevo stasera quando, in una trasmissione della Rai di quelle costruite alla meno peggio attorno a un qualunque evento, di quelle che nonostante l'incompetenza della metà dei partecipanti riesce a trasmettere un pò della vibrazione olimpica, ho sentito le risposte di Giovanna Trillini e Andrea Benelli (due medagliati, di cui una plurimedagliata) che parlavano della decisione di abbandonare lo sport, di lasciare la carriera da atleti e intraprendere, se ci riescono, quella di allenatori. Sembrava una messa a nudo
sincera di un animo, specie per Benelli,  di persone che sentono il momento di chiudere con la vita come l'hanno sempre concepita e lo fanno in un momento triste, quello della sconfitta, della delusione.

E mi ha toccato, perchè ho pensato a cosa può significare sapere che questo, o quello, o un momento qualsiasi, è l'ultimo, è quello definitivo, quello che separa una vita da un'altra, un'era da un'altra, quello che cambia la tua vita da com'è sembra stata a come non sai cosa sarà. Come se domani entrassi in una sala con la consapevolezza che quello è l'ultimo film che vedrò, l'ultima volta che il buio della sala cala su di me e sullo schermo. Qualcosa che, semplicemente, il pensiero non riesce a considerare. Quasi come vinceri 8 ori consecutivi, uno al giorno...







See you soon, my guys...




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Nuovo inizio : Grouchoromano 3.0

scritto da ManuLele81 il venerdì, 15 agosto 2008,15/08/2008 00:23
E ora vi devo riproporre la manfrina che è passato tanto tempo, che non è facile dire cosa mi è successo, rendervi partecipi dei cambiamenti della mia vita, permettervi di farvi fare i cazzi miei. E invece no!

Dopo due anni e mezzo di cose, nomi, fatti, e lacunose assenze, non ho più voglia di dirvi tutto, di farvi sapere tutto, di rendervi edotti. Vi dirò ciò che serve, ciò che vi serve, per credere ancora di sapere tutto di me, mentre vi lancerò piccole polpettine di gustosa discrezione.

Il fatto è che la gattina, la minuscola cascata di capelli castani che stava riempendo le mie giornate e costruendo il mio cuore, è divenuta parte integrante della mia vita, la luce del mio cuore, la bussola dolce dei miei pensieri. E non potrei volere di più.

Forse poi vi parlerò meglio, raccontarvi, dar forma viva, artistica, poeticamente velata alle ondate di sentimenti che dal 27 Ottobre non mi hanno lasciato scampo. Purtroppo e per fortuna.

Ora voglio dirvi le mie intenzioni, le regole su cui voglio fondare questa nuova versione: farò il cazzo che voglio! Che detta così non sembrano regole, e invece sono ferree: coltiverò la mia passione per la scrittura random, tracciando piccoli soclhi di autobiografia, provando comunque a raccontarvi stralci del mio mondo (so da tempo che non ve ne frega molto, ma tant'è). Ma anche provando a cimentarmi nel racconto, nella prosa, nella creazione di piccoli mondi e piccoli personaggi coi quali sfogare certi piccoli istinti di onnipotenza creativa. Che anzichè divini, saranno più mestamente terreni. E già si staglia all'orizzonte la minaccia dei prossimi tre post.



Prossimamente, su questi pixel:

1) Il giorno che ha cambiato tutto

2) Il giorno che - di nuovo - ha cambiato tutto

3) La settimana dell'ottovolante




See you soon, my guys





 

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A sorpresa

scritto da ManuLele81 il mercoledì, 13 agosto 2008,13/08/2008 18:49
E se vi dicessi che mi è tornata voglia di scrivere? Che i dolori e soprattutto le gioie degli ultimi mesi hanno fatto spuntare una nuova tensione? Che sia prosa o semplice racconto di me e di fette di vita (ma aveva ragione Hitch, molto meglio le fette di torta). Voglio scrivere. In realtà vorrei scrivere racconti, romanzi, copioni. Per ora potrei accontentarmi.

Il fatto che questi ultimi sette mesi sono stati i più belli della mia vita, ha sicuramente influito...





See you very soon, guys...

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Sonno.

scritto da ManuLele81 il giovedì, 14 febbraio 2008,14/02/2008 03:26
Sonno.

Incapacità d'interrompere la scrittura

o il dialogo.

3 ore di meraviglia,

la voce filtrata da ripetitori.

Ma i salti del cuore, le guance rosse

il tono che cambia le parole

come se la carezza seguisse un corpo

non posso filtrarli.





Vedi, mia Rosanna, che le poesie riescono molto meglio a te che a me?




See you soon, my wonderful guys...
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Ritorno a comunicare

scritto da ManuLele81 il martedì, 12 febbraio 2008,12/02/2008 01:43
L' iPod è come il cappello magico di Harry Potter, quello che a Hogwarts s'infila sulle teste degli alunni e sa esattamente dove indirizzarli. Entra  loro semplicemente nella mente, e a 11 anni chi cazzo vuoi che se ne accorga. Stupratore di un cappello!

Il marchingegno Apple è simile: ti penetra nei muri, ti fa breccia nella mente, e in fondo viene a dirti cosa vuoi sentire. E ci riesce. E indovina. Pensi alla canzone che vorresti sentire, immagini come sarebbe cominciare la giornata, desideri un brano per chiudere gli occhi in metro. E lui con un margine di tempo di pochi secondi te lo serve. Pensai che volevo scatenarmi, in mezzo a Piazza di Spagna con You can't stop the beat: e non arrivo a girare l'angolo con Via della Vite per sentirla. E non è l'unico caso: ho molte prove, come ne ho per dimostrare che Renato Zero (toccoferrotoccoferrotoccoferro) porta molta sfiga.

E oggi, mentre pensavo alla minuta cascata di capelli castani che mi sta entrando dentro, parte La notte dei miracoli, in cui Dalla afferma qualcosa sulla forza orientativa delle stelle; rifletto sul significato difficile di noi e comincia Se perdo te. E piango. Ho sempre pianto con quella canzone. Non ho fatto eccezione.

E poi è partita Fix you: non so perchè, ma quella canzone l'ho sempre associata al funerale di mia madre. L'atmosfera, il testo, l'organo. L'andamento solitario, triste, e bisognoso di andare avanti. E mentre camminavo il cortile di casa, è apparso una specie di video nella mia mente: non le immagini, e i ricordi di quell'Halloween diverso e più triste, ma  una sequenza filmata su quella canzone. Il carrello avanti lungo la navata centrale di Don Bosco, il mio braccio attorno alle spalle di papà, la mano di Selma sulla mia, la panoramica delle tante persone che la salutavano. E la bara portata via. Io che mi fermo a trattenere le calme lacrime.

Dopo i mesi di vuoto, questo spazio non poteva iniziare con questo pensiero, motivo fondamentale dell'assenza. Non è forse ancora tempo per esorcizzare tramite scrittura, e non credo sia il caso di "spettacolarizzare". Ma forse mi aprirò di più.

Dopo alcuni mesi, sto bene, e grazie ai baci, le carezze, le fusa e le fragilità, le parole di una gattina sto molto meglio. Parlerò anche di lei, che adesso dorme, spero carezzata dai miei pensieri.




See you soon, my sleepless guys...



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A grande richiesta

scritto da ManuLele81 il giovedì, 04 ottobre 2007,04/10/2007 01:57
Mica è sempre facile scrivere. In generale. E non è più l'esercizio stimolante che era un tempo, forse, scrivere sul non sapere-volere-potere scrivere. Se fossi Fellini, Allen o Kitano ne avrei fatto un'arte ma da GrouchoRomano posso farne un fagotto e buttare al fiume.

cos' posso solo guardarmi dentro. No, meglio intorno. E scorgo qualcosa.

E' inframezzata dallo schermo di un pc e da un wallpaper di I'm not there. sono i miei amici, le persone che dietro uno schermo e/o in carne e ossa riempiono le mie giornate. Che magari non sono vuote come potrà sembrare da qui, ma sono vive anche per merito loro.

E senza alcun motivo apparente, solo perchè è virtualmente di fronte ame , credo che c'è una persona che in questi giorni, lievemente, con delicatezza eirruenza assieme riempie un pò le mie giornate e si fa riempire le sue.

Si chiama Elena per ch volesse saperlo. Catozzi, per chi volesse saperlo. E' una collega, per chi volesse saperlo. Ed è un'adorabile rompipalle. E chi la conosce già lo sa. Ci siamo conosciuti all'anteprima di Death of a president, quando assieme abbiamo atteso la conferenza stampa e lei voleva che una sua domanda la facessi io, come se si vergognasse. Anzi, penso proprio si vergognasse.


Più nota come assistente alla regia in film epocali e memorabili come Notte prima degli esami, ha cominciato a diventare, instancabilmente e centellinando la sua presenza come uno stillicidio, presenza fissa dei miei giorni. Dei miei pomeriggi. Delle mie notti non troppo piccole.

soprattutto a parlare, di cinema anche ma in parte piccola. Soprattutto di noi. Soprattutto di lei, che è un fiume in piena, quando comincia a parlare di sè. Dei suoi piccoli grandi problemi. Dei suoi uomini che la tamponano stretta fino allìossessione, scrivendogli frasi sotto casa e seguendola anche oltre i regionali confini laziali. Delle sue buffe e imbarazzanti disavventura in un mondo del cinema che respinge e corteggia ad un tempo. Della sua attrazione diffidente verso il sesso, della paura della volgarità, che invece è vita vissuta, è la carne pulsante di un corpo che vuole crescere. Assieme alla mente. Della sua idea di sensualità, così castigata e ideale, così dipinta di acquerelli che lottano, disperati e ironici, per diventare realtà. Delle sue sìfugaci storie, ovviamente sbagliate - come da tradizione - con registi, e sottoboschi vari. Ma anche del suo mondo vagamente casto e castigato. Puritano nel senso migliore del termine, quello che sa aprirsi ai sensi, ma che al tempo senso fremo come di senso di colpa inconscio, mascherato da ironia.

Adesso sta aspettando che il post sia finito, chè da quando ha saputo che le stavo dedicando il post, non ha fatto altro che picchiettare e trillare le corde della mia infinita pazienza in attesa di un protagonistico riscontro.

E' donna, e anche femmina. E le due cose sono corrosive insieme. Specie in quel modo insopportabile e fantastico di chiedere, di pretendere senza farlo, di sentirsi offesa e giocare su sensi di colpa che diventano un gioco. Eppure in tutto questo, restare chiusa in sè, aperta al mondo, a regalare le proprie parole e idee, ma a tenersele dentro quelle che reputa più forti e importanti. A custodire i sentimenti, dandoli con una parsimonia facile da scambiare per ritrosia. non mi hai detto nulla di evidente o compromettente. Ma capisci che ti vuole bene o tiene a te solo per il modo ti restarti attaccata con le parole e con la presenza fisica. Discreta e ingombrante a un tempo. E la somma di due contrari, come ogni donna che si rispetti.

Oppure io potrei avervi raccontato un mare di stupidaggini e di finta letteratura. E solo lei potrebbe dirvi che è falso...SICILIA




See you soon, my guys...
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Inerzie

scritto da ManuLele81 il martedì, 11 settembre 2007,11/09/2007 01:14
Mi va di scrivere? No.

Mi va di andare a letto? Non proprio.

Che mi va di fare? Mmm...

Mi va di guadagnare dei soldi, possibilmente grazie alla scrittura.

E di avere una donna da abbracciare, baciare nelle carnosità, scopare, se la parola non offende nessuno.

Quella che credevo avrei avuto, non posso averla: oltre che in ostinato odore di santità è vittime della sindrome che fa si che le donne scorgano in me il grande amico e lo straordinario compagno di chiacchierate, divertimenti, sofghi. Preferivo lo scopare, parlare, mangiare di finardiana memoria.


Perchè scrivo se non ho voglia?Devo, seguendo il flusso, sentendo che adesso la bussola è ferma, non è attratta da alcun nord se non quello di un letto azzurro e disfatto. Domani si ricomincia a lavorare senza portofoglio. Me l'hanno rubato, anche se pare essere in tasca. Giro in tondo su me stesso. Ho le vertigini, e infatti non riesco mai pettinarmi per bene. Per questo perdo i capelli, tanto non mi servono.

Deliro, e Bergonzoni è un miraggio.



See you soon my disoriented guys...

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Scoraggiamenti

scritto da ManuLele81 il mercoledì, 05 settembre 2007,05/09/2007 23:25
Si stalla. Si soffre. Si aspetta. Si pena.

Si vorrebbe uno sguardo partecipe ed invitante, si vorrebbe che quando lo sguardo si incrocia, intenso e voluttuoso, ci possa essere l'esplosione e non l'imbarazzo. L'apertura e non la chiusura.

Ed invece si ricevono lievi rimproveri. Inviti a fermarsi. Un appena percepibile raffreddamento, dovuto a retaggi bigotti e favole idiote, di quelle che fanno sognare nei film ma fanno male alle persone. Colpo di fulmine. Scintilla. Certezza dell'amore. Vomito conseguente.

Credendo nel principe azzurro, che scocca baci appena giunto all'orizzonte, s'impedisce alle persone normali, cioè tutte, di vivere. Se stessi compresi.

I baci si fermano sul più bello, gli abbracci arrivano a vertici d'intimità prontamente bloccati, le parole si spingono in luoghi dove il corpo non può, non sa, non vuole arrivare. Per motivi francamente impossibili da credere. Adolescenti di 22 anni. Nulla di male, ma viene da riflettere su come possano essere negativi i valori tradizionali come la famiglia e l'amore.

E così, presa tra la voglia di vcondividere un affetto, la consapevolezza dei propri modi e la paura di lasciarsi vivere, si cerca di dimenticare. Si negano sensazioni. Si chiede di smettere certe affettuosità. Come se tutto, possa essere dimenticato.


Voglio chiarezza, e l'avrò. Non ho fatto altro - nel bene o nel male - in questo rappoprto che essere diretto e sincero. Di certo, fin troppo. Ho francamente le gonadi stracolme di giochi, veli dello sguardo e del cuore, indovinelli sentimentali in cui non esiste la risposta esatta. Aspettare, sì, se ne vale la pena. Ma serve qualcosa da aspettare, il premio in cima all'albero e in fondo all'arcobaleno. Correre, sudare e soffrire per frasi come "Lo desideravo quel bacio, ma non so se da te!" o peggio "Ma perchè mi vuoi bene? Io te ne voglio uno diverso...".


Non esistendo il libretto delle istruzione, ne regole, codici e convenzioni che regolino queste faccende, mi chiedo: cosa c'è di male nel comunicare, nel dire, e non nello sperare si capisca?




See you soon, my tired guys...